Se qualche esperto avesse pronosticato un podio tutto italiano nel Gran Premio inaugurale del Qatar, probabilmente l’avrebbero sottoposto ad un rapido TSO.
Il motomondiale pero’ è una di quelle categorie che sottolinea la definizione “possibile” ad ogni curva, non c’è parola di giornalista, meccanico o pilota che tenga, quando è il duro lavoro collettivo a fare la differenza. Una giornata orfana di uno sport nazionale come il calcio, ma che viene riempita dai motori. Un nazionalismo unito come non si vedeva da tempo, rende omaggio al paese, prima con la vittoria della Ferrari tornata in vetta e poche ore dopo con il potere italiano al vertice della MotoGP. I risultati ci hanno abituato nelle scorse stagioni, a magre consolazioni e a bottini lontani dalle nostri casseforti, ben più vicine alla sempre sventolante bandiera spagnola. Costanza, dedizione e affermazioni giornalistiche calpestate ed ignorate, hanno creato una determinazione sana, di quelle classiche dove il cavallo migliore si vede sui lunghi tragitti. Le Ducati hanno sfrecciato sui rettilinei come fulmini nel cielo sereno di Losail, mettendo a tacere uomini di poca fede e quelli che si comportano un po’ come San Tommaso. Andrea Dovizioso è stato il primo a credere che sul podio potesse suonare l’inno di Mameli, mentre Valentino Rossi con i suoi buon 36 anni ha impietrito sul divano con una vittoria che resterà nel cassetto conservata tra le migliori emozioni. Lo sforzo immane di Andrea Iannone, aggrappatosi con le unghie e con i denti, ha poi concluso una domenica perfetta per l’Italia. Degli spagnoli oggi non si deve parlare.
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