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MotoGP, Rossi vs Marquez: chi è la vittima, chi il carnefice

Davanti al contatto degli ormai acerrimi nemici, il web è esploso come un candelotto di dinamite. Un boato talmente forte e assordante da far tuonare le parole di chiunque abbia messo la sua versione all’interno del teatrino che si è creato dietro al singolo episodio.

Si è parlato di calci come in un film di Kung-Fu, per poi passare alle parodie goliardiche da condividere sui vari social per allentare la forte tensione creatasi tra i due piloti. Una facciata composta principalmente da sorrisi, pacche sulle spalle, occhi da cerbiatto, abbracci sul podio e foto eroiche. Eroiche come quelle che ha mostrato Marc Marquez negli scatti indimenticabili con un Valentino Rossi idolatrato da lui stesso sin da piccolo. Una stima quasi inquietante, talmente profonda da far scaturire nel pilota di Cervera, una sorta di antagonismo dalle sfumature freudiane. Saranno state le dichiarazione dell’italiano nella famosa Conferenza Stampa di giovedì scorso, o sintomi latenti nella personalità di chi guarda lungo, di chi vuole diventare un campione a tutti i costi; fatto sta che qualcosa è successo. Contro il tifoso che perdona qualsiasi azione, entrano in gioco i numeri. Loro parlano chiaro, non guardano in faccia nessuna commissione tecnica, nessun dirigente e neanche nazionalità da tutelare in modalità patriottica. Succede che Marc Marquez lascia correre via Jorge Lorenzo, quando potrebbe girare con i tempi del primo posto e accade anche che si dirige in traiettorie inusuali del tutto sconosciute, richiando più volte lo scontro con carenate aggressive. Un comportamento che dal punto di vita morale è inaccettabile, per via dell’antisportività, perchè c’è in gioco un mondiale, un sogno da raggiungere, probabilmente l’ultimo obiettivo di fine carriera. Dal punto di vista delle regole, invece, la direzione di gara non ha trovato nessun elemento da punire, al contrario di Valentino Rossi. Protagonista di uno sfinimento psicologico, vittima di un continuo tamponamento emotivo che l’ha portato dritto all’ultima posizione in griglia di partenza per il GP di Valencia. Un gesto scorretto alla quale non c’è giustificazione neanche se immersi sotto una pressione disumana. Ciò che bisogna puntualizzare è che il responso della commissione di gara non è scaturito da una decisione balenatagli in mente per gioco, ma è frutto di una penalizzazione matematica che si è sommata a quella del Mugello. Dunque non è stato punito per l’ipotetico calcio, ma per l’intenzione di portare il rivale fuori pista.

Lo scenario però è ampio, se analizzato da più vicino e con il senno di poi, avrebbero potuto discutere con entrambi i piloti, visti i retroscena decisamente strani già dalle prove e dall’ultima qualificazione. Infatti secondo le dichiarazioni di Davide Brivio, questo atteggiamento non risulta così strano se si focalizzano gli episodi precedenti all’avvenimento finale. Il titolo mondiale a questo punto, sembra già deciso, ma se c’è una cosa che questo sport ha insegnato al grande pubblico, è che nulla è certo e ogni singolo momento può essere ribaldato da condizioni emotive e dalle leggi della fisica che non perdonano di certo.

Redazione

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