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Intervista a Heather Maclennan (Petronas SRT): «Sono stata respinta molte volte all’inizio della mia carriera»

Nel corso della pausa invernale, sul sito Motosan.es, verranno intervistate alcune addette ai lavori, passando dal paddock di Superbike e MotoGP a quello di altri campionati. Noi su Motomondiale.it vi proporremo la versione tradotta in italiano.


Intervista originale ad opera di Ana Puerto (Motosan.es)

Heather Maclennan è la coordinatrice del team Petronas Yamaha SRT nelle categorie di MotoGP, Moto2 e Moto3 nel Motomondiale. Com’è accaduto per molte persone che ora si guadagnano da vivere nel paddock, i primi tempi per lei non sono stati semplici, però conoscendo le persone giuste nel momento adeguato è riuscita a mettere a frutto i propri sforzi per arrivare dove si trova ora. Nella stagione 2019 la sua squadra è risultata essere la migliore tra i team indipendenti della classe regina.

In vista del 2020, la struttura Petronas in MotoGP conterà su materiale ufficiale per entrambi i piloti, Franco Morbidelli e Fabio Quartararo. Tale obiettivo giunge grazie al grande sforzo della squadra che dà il via alla propria seconda stagione nella massima cilindrata del Mondiale con ottimi risultati ed il titolo di team e pilota indipendente, oltre a quello di “debuttante dell’anno” per Quartararo. In Moto2 schiereranno Xavi Vierge e Jake Dixon ed in Moto3 Khairul Idham Pawi e John McPhee.

D. Come ha deciso di entrare nel mondo del motociclismo? Ricorda a che età ha preso questa decisione?
R. “Mi sono sempre piaciute le moto; sono cresciuta guardando mio padre ed i miei tre fratelli correre, e infatti io stessa ho imparato ad andare in moto. Quando avevo 20 anni andai per la prima volta a vedere la Superbike a Silverstone e ne rimasi affascinata. Ho capito immediatamente di voler costruire la mia carriera in questo mondo. Da quel momento ho indirizzato tutti i miei sacrifici verso tale obiettivo.”

D. Ci può spiegare un po’ in cosa consiste il suo lavoro nel paddock?
R. “Ho studiato comunicazione e marketing all’università, però in realtà la mia prima opportunità di lavoro all’interno del paddock è arrivata con il ruolo di Manager di Hospitality. Ho svolto questa mansione per due anni e successivamente ho conosciuto Johan Stigefelt, che mi ha assunto come addetta stampa in una nuova squadra di Moto2 nel 2014. Avevo l’incarico di scrivere tutti i comunicati stampa, gestire i social network e gli eventi dei piloti. Nel 2015 sono diventata coordinatrice del team e responsabile della comunicazione, ai miei compiti si è dunque aggiunta la gestione della logistica di tutte le squadre, anche come assistente del manager della squadra (Stigefelt) con differenti compiti.”

Foto: Yamaha Racing

D. Quanto influisce sulla sua vita personale questo lavoro che richiede di passare molte ore in viaggio ed in circuito?
R. “Molto! Questo è uno dei maggiori sacrifici da mettere in conto quando lavori in questo settore. Perdi molte occasioni speciali in casa con la famiglia e gli amici e metti a dura prova tutte le tue relazioni. Oltretutto, come coordinatrice, il mio lavoro non termina in circuito. Quando sono a casa devo lavorare ogni giorno dal mio ufficio organizzando e preparando cose per la squadra, quindi il “tempo libero” è davvero poco. Per non parlare di quando hai una squadra di 60 componenti da gestire, il telefono non resta mai fermo.”

D. Com’è stato adattarsi ad uno sport che in passato era considerato “da uomini” ma che ultimamente sta ottenendo sempre più visibilità nel mondo femminile? Ha notato cambiamenti in questi ultimi anni?
R. “Sì, ho notato dei cambiamenti specie nell’ultimo paio di anni. Ci sono molte più donne che arrivano nel paddock con diversi ruoli; come meccanici e responsabili ad esempio, non solo ruoli stereotipati quindi. Credo sia molto bello e voglio motivare altre donne a farlo! Onestamente, non si tratta di un contesto lavorativo “normale” per una donna, ma bisogna adattarsi. Personalmente sono diventata più forte con il passare degli anni, devi esserlo molto (mentalmente).”

D. Qual è stata la migliore esperienza vissuta nel paddock? E quale la peggiore?
R. “Posso dire onestamente che amo lavorare nel paddock. La cosa migliore è data dalle persone che conosci. Diventano la tua famiglia. Vivete insieme alti e bassi; è un’esperienza speciale. Non ho avuto nessuna brutta esperienza, sicuramente passi anche dei momenti difficili perché non è un lavoro semplice.”

D. Il tema delle “ombrelline” è tornato ad essere oggetto di polemiche a seguito della loro scomparsa dalle griglie di partenza della Formula 1. Cosa pensa al riguardo?
R. “Quella di avere delle “ombrelline” è una vecchia tradizione, però se ci sono ragazze che desiderano farlo, allora perché no? Per alcune si tratta di un modo per far procedere la propria carriera di modella. Molte di loro amano anche lo sport e vedere le gare. Non credo che dovremmo penalizzare qualcuno per via della carriera che ha scelto.”

Foto: Yamaha Racing

D. Potrebbe raccontare qualche aneddoto (reazioni al suo lavoro che l’abbiano sorpresa positivamente o momenti in cui in qualche modo l’hanno fatta sentire inferiore)?
R. “Col passare degli anni ho ricevuto reazioni differenti al mio lavoro ma sono grata di dire che il 90% di esse sono davvero positive (dopo la sorpresa iniziale). Mi considero fortunata per il mio lavoro, quindi anche se qualcuno dovesse reagire negativamente, non mi importerebbe.”

D. Infine che consigli darebbe ad una ragazza che vuole lavorare nel mondo dei motori che sia come pilota, meccanico, giornalista ecc.?
R. “Non ti arrendere! Lavora duramente e resta forte, dimostra che coloro che dubitano di te si sbagliano. Sono stata respinta molte volte all’inizio della mia carriera ma la cosa più importante è continuare a provarci e concentrarsi, fare esperienza e lavorare per crescere.”