Ducati ha prodotto tantissimi moto pazzesche che sono diventate vere e proprie icone, ma ce ne sta una in particolare che è imbattibile
Nel corso dei decenni la Ducati ha prodotto modelli memorabili, alcuni rivoluzionari dal punto di vista tecnico, altri iconici sul piano estetico. Tra i Ducatisti il confronto tra i modelli più belli diventa subito acceso, ma c’è una moto che riesce a mettere d’accordo generazioni diverse di appassionati, e solo una riesce veramente a mettere d’accordo tutti ma proprio tutti.
La Ducati 916 è sicuramente il punto di riferimento del marchio di Borgo Panigale. Disegnata da Massimo Tamburini, è una moto che ha segnato una rottura netta con il passato, introducendo soluzioni stilistiche e tecniche destinate a diventare leggenda. Il telaio è il classico traliccio in tubi d’acciaio, elemento distintivo Ducati, abbinato a un forcellone monobraccio che non solo facilitava la sostituzione della ruota in pista, ma contribuiva in modo decisivo all’impatto visivo.
Il cuore della 916 è il motore Desmoquattro bicilindrico a L di 90 gradi, raffreddato a liquido, con distribuzione desmodromica a quattro valvole per cilindro. La cilindrata è di 916 cm3 e la potenza massima dichiarata è di circa 114 cavalli a 9000 giri/min, un valore che oggi può sembrare contenuto ma che all’epoca, unito a un peso ridotto e a una ciclistica raffinata, garantiva prestazioni di altissimo livello. La coppia era uno dei punti forti, corposa già ai medi regimi e ideale per una guida efficace sia su strada sia in pista.
La forcella anteriore Showa a steli rovesciati completamente regolabile, così come il monoammortizzatore posteriore, permettevano una messa a punto precisa. L’impianto frenante Brembo, con doppio disco anteriore e pinze a quattro pistoncini, assicurava spazi di arresto eccellenti e una modulabilità superiore alla media dell’epoca, mentre il peso a secco si attestava intorno ai 198 kg, contribuendo a un rapporto peso potenza molto favorevole.
Dal punto di vista aerodinamico, la carenatura era studiata non solo per essere bella ma anche funzionale. Il frontale affilato, il cupolino basso e il codino snello miglioravano la penetrazione dell’aria e la stabilità alle alte velocità. Gli scarichi alti sotto la sella, soluzione allora innovativa, contribuivano alla centralizzazione delle masse e al look aggressivo e pulito della moto.
Su strada la Ducati 916 non era una moto per tutti, perché la posizione di guida era caricata in avanti, l’assetto rigido e il calore del motore si faceva sentire. In pista, però, diventava un’arma: precisa in inserimento, stabile in percorrenza e con una trazione in uscita che faceva la differenza, soprattutto nei confronti delle quattro cilindri giapponesi più potenti ma meno comunicative.
La 916 ha dominato il Mondiale Superbike, diventando sinonimo di vittoria e contribuendo in modo decisivo alla rinascita sportiva e commerciale di Ducati. Le versioni successive, come 996 e 998, hanno affinato il progetto, ma per molti il fascino dell’originale resta ineguagliabile.
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