Una giornata speciale quella di oggi, sabato 8 marzo, la festa internazionale della donna, un’occasione in più per dare uno sguardo al rovescio della medaglia, su cui pochi si soffermano.
Uno sport prevalentemente maschile, il motociclismo, capace di imbarazzare o far sentire un pesce fuor d’acqua il sesso opposto. Una passione difficile da coltivare per le donne, per cui arrivare fino in fondo richiede sacrificio e forza di volontà, pari a tre volte di un qualsiasi uomo. Non un mezzo di preferenza con cui spostarsi durante le giornate di traffico, ma una vera e propria voglia di arrivare, oltrepassando i limiti, non solo della fisica mondiale, ma quelli di qualsiasi concezione umana.
Migliaia di anni sono stati sfruttati dalle donne per far decadere ogni barriera sociale, arrivando poi alla parità dei sessi. Non una lamentela all’attuale situazione, ma uno sguardo ad un settore immerso nelle proprie tradizioni e “libertà”. Una concezione ricca di storia, che donne come Ingeborg Stoll, Beryl Swain, Elena Rosell, Tomoko Igata e Ana Carrasco hanno tentato e tentano tutt’oggi arduamente di riscrivere.
Una sfida contro il tempo e le dinamiche, una voglia di riscatto interiore, che ogni donna, come in ogni passione, possiede oltre un tacco a spillo.
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