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Lorenzo Campione del Mondo, ma Rossi senza Marquez…

Valentino Rossi parte dal fondo e si piazza quarto, Lorenzo vince e si laurea campione, ma la credibilità della MotoGP è compromessa.

Jorge Lorenzo campione MotoGP 2015

Jorge Lorenzo campione MotoGP 2015

È andata come si poteva intuire, Jorge Lorenzo scatta dalla pole e si piazza subito in testa facendo la gara perfetta, Valentino Rossi invece parte dal fondo, e porta a termine una gara eroica che lo vede risalire fino al 4° posto recuperando in 14 giri ben 22 posizioni.

Più di così a Rossi non si poteva chiedere, superare la marea di moto che gli si palesavano davanti alla partenza non poteva essere un’azione priva di conseguenze, infatti nel momento in cui Rossi raggiungeva la quarta posizione, erano ormai ben 13 i secondi di distacco da Jorge Lorenzo, troppi, troppi per pensare di poter agganciare il compagno di scuderia, se poi ci mettiamo il carico… ovvero la presenza delle Honda di Marquez e Pedrosa, alle spalle della n. 99 della Yamaha, si può facilmente capire quando potesse essere ardua (o impossibile) l’impresa di raggiungere il secondo posto, quello che garantiva di poter vincere il titolo.

Jorge Lorenzo vince MERITATAMENTE il mondiale, meglio dirlo chiaro e subito, a scanso si equivoci o di accuse di faziosità varie. Quello però che stona in questa stagione, è stato l’atteggiamento antisportivo del pilota della Honda, Marc Marquez, che non pago di aver ostacolato Rossi a Phillip Island e a Sepang, a Valencia ha fatto una condotta di gara assolutamente da gregario, o, come l’ha definito qualcuno, da guardia del corpo.

L’unico sorpasso che Marquez ha effettuato in gara è stato ai danni del compagno di scuderia Dani Pedrosa, che stava rischiando di andare a prendere Lorenzo a due giri dal termine. Marquez, che per tutto il Gran Premio di Valencia si è limitato a fare l’elastico con Lorenzo, ha sfoderato le sue abilità solo in quell’occasione, quasi a voler difendere il connazionale della Yamaha. Chissà se la Honda sarà contenta di avere un pilota che, invece di portare un’altra vittoria in cascina, ostacola un compagno di squadra per lasciare il campo libero ad una moto concorrente… probabilmente si…

Come lo stesso Lorenzo ammette a fine gara del resto, dichiarando “Un aiuto da Marc? Le Honda nel finale ne avevano di più, ma sapevano cosa mi stavo giocando: forse in un’altra gara avrebbero rischiato, ma hanno avuto rispetto di uno spagnolo…” ha avuto rispetto… questa la “frase magica”, Marquez ha avuto rispetto per Lorenzo, proprio lo stesso Marquez che non ha avuto rispetto per Valentino Rossi nelle gare di Phillip Island e di Sepang.

Un Marquez la cui credibilità ormai è rasente lo zero, tanto tra il pubblico (bastava sentire i fischi quando, sul podio, ha alzato il trofeo) quanto negli addetti ai lavori, che al rientro nei box dei piloti, erano tutti in standing ovation per Rossi.

Ormai la frittata è fatta, Lorenzo si è laureato campione “con aiutino”, un aiutino di cui probabilmente non avrebbe avuto bisogno, ma che il pilota della Honda ha voluto dargli a tutti i costi, con la stessa eccitazione con la quale un cane segna il proprio territorio. Solo Pedrosa ha cercato di rendere reale la tenzone, tentando a pochi giri dal termine una rimonta quasi impossibile, che però ha avuto il merito di smascherare per l’ennesima volta (e tre) il compagno di squadra, subito pronto ad aprire il gas per riprendere la seconda posizione.

La cosa più brutta di questo mondiale comunque, non è il fatto che Rossi non abbia vinto la “decima”, ma il fatto che un pilota si sia permesso di ergersi a giudice (o arbitro) del titolo mondiale, decidendo, con le sue azioni, chi favorire e chi sfavorire, togliendo a milioni di appassionati il gusto di seguire un finale di stagione come non ce ne ricordiamo da anni.

I piloti si sa, sono individualisti, se possono se le danno di santa ragione, come gli atleti di qualsiasi altro sport, ma un conto è fare a sportellate per vincere, un conto è farlo per svantaggiare un avversario favorendone un’altro.

Personalmente faccio un applauso a Loris Reggiani, una delle poche persone che ha avuto gli attributi per rivendicare l’antisportività di Marquez, dimostrandola coi fatti (i tempi giro per giro), e non con le fantasie o le opinioni, mentre mi ha lasciato decisamente perplesso l’atteggiamento della leggenda del motociclismo, Giacomo Agostini, che con il suo fare molto “democristiano”, ha sminuito ogni tentativo di dimostrare il danno fatto a Rossi, quasi a non volersi prendere la responsabilità di fare ammissioni (o dichiarazioni) scomode.

Da domani si ricomincia, non c’è tempo per le vacanze, i test per la stagione 2016 incombono, ma da oggi guarderemo le gare con una punta di sospetto in più, soprattutto se in pista ci sarà Marquez francobollato a Valentino Rossi.

Fabio Gentile