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Airbag Moto: sempre più utile anche fuori dalla pista

Dal 2018 l’airbag è diventato obbligatorio per i piloti di MotoGP, Moto2 e Moto3 ed è integrato nella tuta. Vediamo come funziona.

airbag moto

Come gli appassionati degli sport su due ruote ben sanno, dal 2018 l’airbag è diventato obbligatorio per i piloti di MotoGP, Moto2 e Moto3: integrato nella tuta, è certamente un importante dispositivo di sicurezza ulteriore, già utilizzato prima dell’obbligatorietà da campioni come Valentino Rossi.
Più nel dettaglio, l’airbag dovrà coprire almeno le spalle, le clavicole e parzialmente la colonna vertebrale, e dev’essere costruito in modo che una sua attivazione accidentale non abbia ripercussioni sul controllo del veicolo da parte dei piloti. Da allora, si sono avvicendate diverse proposte di legge di iniziativa popolare e richieste di incentivi per l’acquisto degli airbag, in modo che anche il mondo dei centauri amatoriali possa viaggiare in sella con questa ulteriore forma di tutela. Attendendo che questo sistema moderno e pratico sia largamente diffuso, scopriamo qualcosa in più sul suo funzionamento.

Il funzionamento dell’airbag per le due ruote

I primi due marchi che hanno sviluppato due distinte tecnologie a supporto degli airbag elettrici da moto sono Alpinestars e Dainese. Quest’ultimo brand, peraltro, cita un dato confortante: dal 2010 al 2016, grazie all’introduzione di questo sistema di protezione, si sono contate quattrocentocinquantuno attivazioni su seicentottantaquattro cadute, e solo in due occasioni i piloti hanno riportato la frattura della clavicola.

Il brand italiano ha messo a punto la tecnologia D-air®, già utilizzata in MotoGP e installata all’interno del gilet Smart Jacket, da indossare sopra o sotto la giacca e che non necessita di connessioni con il mezzo. Il dispositivo è in grado di offrire una protezione assoluta per oltre ventisei ore senza necessità di essere ricaricato, grazie alle batterie di lunga durata. Il complesso algoritmo elaborato dai sette sensori che elaborano i dati esterni volte al secondo permette di individuare le situazioni di pericolo e di far scattare l’attivazione immediata. Frutto di venticinque anni di ricerca e realizzato nelle versioni da uomo e da donna, lo Smart Jacket grazie a un sacco brevettato con microfilamenti offre una protezione pari a quella di sette paraschiena (fonte Motostorm.it, catalogo delle protezioni per moto da strada).

Alpinestars, che ha ingaggiato col brand Made in Italy una disputa sulla paternità dello strumento di protezione, ha messo in commercio la tecnologia Tech-Air®, che tutela spalle, petto, costole e tutta la schiena.

I sei sensori integrati consentono l’apertura in un tempo compreso tra i venti e i quaranta millisecondi, e secondo il marchio francese chi lo indossa ha una protezione equivalente a quella di diciotto paraschiena.

Il mercato offre inoltre modelli di tipo meccanico, il cui funzionamento avviene per mezzo di un cavo da collegare al veicolo: in caso di necessità, i serbatoi di gas pressurizzato gonfiano l’airbag. Rispetto alle versioni elettriche, l’apertura è meno fulminea e l’ingombro è maggiore, mentre i prezzi non differiscono di molto.
Si tratta di una tecnologia che, statistiche alla mano, apporta oggettivi benefici ai motociclisti: l’augurio è che si vada verso una diffusione sempre più ampia di questo importante strumento di protezione.