Il gigante giapponese sconvolge il mondo delle moto: sembrava impossibile e invece ci sono riusciti, che impresa

In Oriente sanno come costruire moto stradali leggendarie per affrontare le sfide più ardue. Ecco un modello che vi lascerà a bocca aperta.

Il Giappone ha un fascino unico ed inimitabile e non ci riferiamo agli alberi e alle costruzioni uniche delle case, ma ai bolidi partoriti nelle factory più importanti del Paese. Da sempre il bike market nipponico non si sostanzia in un testa a testa tra due costruttori, ma tra quattro player di primissimo livello. Honda, Yamaha, Kawasaki e Suzuki continuano ad essere un punto di riferimento per il mondo intero in materia di soluzioni tecniche all’avanguardia.

Il gigante giapponese sconvolge il mondo delle moto: sembrava impossibile e invece ci sono riusciti, che impresa
Moto giapponese – Motomondiale.it

La Suzuki più iconica al mondo è, certamente, la GSX. Una sigla che agli amanti della velocità farà già correre un brivido lungo la schiena. Dopo l’epoca d’oro, anni 1980 e 1990, con le 750cc, nei primi anni 2000 i vertici della Suzuki scelsero di lanciare una superbike in grado di far ammattire l’Occidente. La casa di Hamamatsu, nel 2001, svelò una 1000 cm³ rivoluzionaria, con 160 CV per 170 kg grazie all’iniezione elettronica e a un telaio leggero e compatto, caratterizzato da un forcellone più lungo per offrire una maggior trazione in accelerazione.

L’erogazione della Suzuki GSX era da pista, senza rinunciare ad una brillante risposta nel misto. Nel giro di poche settimane dal lancio divenne la superbike più ambita, offuscando il successo della Yamaha R1. La Suzuki fece faville sul mercato, impostando una tradizione di modelli estremi.

Due anni dopo arrivò un aggiornamento con una versione battezzata K3 che risultava più potente di 4 CV e più leggera di 2, allo scopo di mettersi alle spalle anche CBR 1000RR e Ninja ZX-10R. Generazione dopo generazione sono arrivate evoluzioni spettacolari.

Gli appassioni del brand giapponese amarono, in particolar modo, la versione K5. E’ considerata la GSX 1000 migliore della storia con i suoi 178 CV e 166 kg. Una combinazione letale tra le curve, impreziosita da un design all’avanguardia.

Su questo modello di Suzuki del 2005 l’australiano Troy Corser conquistò il titolo in Superbike e il mondiale costruttori della stessa categoria grazie al team Alstare, mentre nel 2006 toccò allo statunitense Ben Spies del team Suzuki Yoshimura vincere il campionato AMA Superbike. Una novità top arriva anche dall’Italia.

Suzuki, una versione celebrativa da urlo

Preparatevi ad osservare le linee di un modello destinato a fare la storia. Si tratta della Suzuki GSX-R1000, l’ultima stradale della casa di Hamamatsu che non può essere venduta in Europa perché non rispetta la legislazione sull’inquinamento. In altri Paesi si potrà godere della divertente moto da corsa perché vi sono norme diverse. Si tratta di un bolide pensato per le gare di durata.

Suzuki, una versione celebrativa da urlo
La Suzuki GSX-R1000 (Media Press) Motomondiale.it

La Suzuki GSX-R1000 ha goduto di indimenticabili momenti nell’endurance in passato e correrà alla 8 Ore di Suzuka nel 2024. Si tratta della corsa più importante dell’intero anno per i costruttori giapponesi e il brand ha deciso di presenziare con una livrea speciale.

Inoltre andrà in pista con un carburante sostenibile che presenta il 40% di materiale organico e componenti ecologiche. L’obiettivo è tenere alte le performance senza rinunciare alle gare in modo green. Nello scarico include un piccolo catalizzatore in grado di intrappolare alcuni contaminanti. Anche l’olio, in tal caso di Motul, ha una base di origine biologica.

Impostazioni privacy