Caro carburanti e boom delle auto elettriche: analisi tra numeri e realtà del mercato

Pompe piene, pensieri vuoti? Quando il prezzo sale, la pancia decide prima della testa. Ma basta un dato messo nel posto giusto per cambiare storia: davvero il caro benzina sta spingendo tutti verso l’elettrico o stiamo guardando il riflesso, non l’oggetto?

Lo ammetto: davanti ai cartelloni con i prezzi di benzina e diesel ho fatto una foto anch’io. Una di quelle col “3” davanti. La reazione è stata istintiva: “Basta, prossima sarà un’auto elettrica”. Poi ho aperto i numeri. E il quadro ha cambiato colore.

Numeri e tempi del mercato

Nel nostro Paese il mercato dell’auto non gira su impulsi. Gira su tempi. A fine febbraio 2026 è iniziata la guerra in Iran. Gli effetti, se ci sono, non possono comparire nelle immatricolazioni di marzo. Perché? Perché i tempi di consegna medi sono stati intorno ai 41 giorni. Un’auto ordinata il 2 marzo arriva a metà aprile. Dunque marzo fotografa ordini di gennaio e febbraio.

E quei numeri italiani raccontano altro. A marzo la quota di mercato delle auto elettriche è salita circa all’8,7%. Parliamo di 16.121 targhe, +28,5% su febbraio. Sembra un “boom”. In realtà la spinta maggiore arriva dagli incentivi varati in autunno, con decine di migliaia di voucher ancora in circolo. È plausibile che abbiano trainato le consegne, più che una corsa di fine mese alla pronta consegna. Inoltre, nel 2024 si erano già visti picchi sopra il 10%. Niente inedito, quindi. Niente accelerazione improvvisa legata al caro carburanti.

Un concessionario del Nord Italia me l’ha detto così, con onestà disarmante: “Gli ordini? Fermi. A marzo come a febbraio”. Non è un caso isolato. E vale una regola semplice: le immatricolazioni raccontano il passato, gli ordini raccontano il presente. Sugli ordini non esiste oggi un dato nazionale completo, né un confronto omogeneo fra Paesi. Senza quello, ogni collegamento automatico tra prezzo alla pompa e vendite EV resta una suggestione.

Europa: crescita strutturale, non shock

Spostiamo lo sguardo. In Europa, a marzo 2026, le auto elettriche hanno toccato circa il 21,8% di market share, in aumento rispetto a febbraio. Ma la serie degli ultimi dodici mesi mostra una salita “di fondo”, punteggiata da oscillazioni fisiologiche. In sette Paesi la quota è addirittura calata a marzo. Possiamo dire che lì la guerra ha allontanato gli acquirenti? No. Possiamo dire che altrove il balzo dipenda dal gasolio caro? Neppure, senza dati sugli ordini. Il quadro assomiglia più a una marea che sale, non a un’onda d’urto.

Il punto vero è un altro: le scelte d’acquisto non cambiano in una settimana. Pesano incentivi, disponibilità di modelli, listini, tempi di consegna, ricarica vicino a casa. E sì, anche il prezzo al distributore. Ma l’effetto “sticker shock” si vede con ritardo, quando arriva una nuova busta paga o scade un contratto di noleggio.

Immagino la scena: fai il pieno, imprechi, arrivi a casa, cerchi “colonnine vicino a me”. Poi trovi la tua realtà. Box condiviso, colonnina a 800 metri, finanziamenti da capire. In quel momento capisci perché il mercato cammina, non corre.

Perciò, la domanda resta aperta: il caro carburanti spingerà davvero l’elettrico? Può darsi. Ma lo vedremo nei prossimi mesi, dentro gli ordini, non nelle immatricolazioni di ieri. Intanto, il consiglio è semplice e poco romantico: contate i chilometri, verificate gli incentivi, guardate i tempi di consegna, valutate le tariffe di ricarica vicino a voi. Poi scegliete. Il mercato, alla fine, è la somma delle nostre piccole decisioni. E la prossima volta che vedrete il prezzo lampeggiare, chiedetevi: sto reagendo alla paura o sto leggendo i numeri?